Vivian Maier la folle. 

 

la mia immagine riflessa nella foto con l’immagine riflessa della fotografa

 

Sono andato a vederla. La mostra a forma meravigli. Sono stato combattuto sull’andare o no fino alla fine. Sono anche stato odiato. Era scritto che se prendevi il biglietto in prevendita saltavi la fila – che poi è logico, perché dovrei fare la fila in biglietteria se il biglietto già ce l’ho? – alcuni hanno protestato. Rancorosi nell’anima.

Ogni foto che guardavo ripetevo ossessivamente la stessa domanda: mostrami la tua personalità! – non era una domanda era perentoria, a volte diventavo aggressivo MOSTRAMI LA TUA PAZZIA! Mi sono trovato ad urlare, proprio come diceva ER (Efrem Raimondi, nda), dentro di me. però io la cercavo. quella follia la volevo. E alla fine l’ho avuta.

Ma perchè la cercavo così tanto? perchè sapevo che c’era. e anche perchè, più proseguo su questo studio più me ne convinco, che tu nelle tue foto ci metti la tua personalità, e se c’è un disturbo allora ci sarà anche quello. io cercavo proprio quello. volevo dargli un nome. guardavo le foto e glielo domandavo: dimmi la tua patologia qual è!

Ho fatto un giro. ho guardato e osservato gli altri visitatori. ne ho ascoltato i commenti. alcuni erano tipo BELLA o guarda questa foto, con trasporto entusiastico. un commento mi ha fatto pensare: “… il pomo della discordia delle sue fotografie è: come abbia fatto a scattarle.” ecco, in molti c’è questo pensiero che se i rulli della Maier sono stati trovati in baule mai sviluppati, allora anche lei sarà stata chiusa dentro un baule, lontano da ogni influsso esterno, estratta all’occorrenza per fare foto e riposta. e qui mi è venuto in mente quel passaggio de “Il fu Mattia Pascal” dove dice – così a memoria, senza cercare su google-

“si immagini signor Meis,se nella tragedia di Oreste si facesse uno squarcio nel cielo di carta del teatrino delle marionette, proprio sul punto in cui l’Oreste sta per vendicare la morte del padre sopra Egisto e sopra la Madre, e da quello squarcio entrassero tutti gli influssi del mondo circostante, ecco l’Oreste diventerebbe un Amleto. è tutta qui la differenza tra la tragedia antica e quella moderna.”

E così non credo sia stata per la nostra fotografa ritrovata. lei quel tempo lo viveva e le immagini le vedeva. e le produceva. e noi produciamo cose che abbiamo visto e sentito. è così. punto. riportiamo in noi il nostro vivere sociale.

Ma alla fine io l’ho vista la sua malattia. l’ho vista nei suoi autoritratti. nell’invidia verso le donne della società bene. nel disprezzo verso i bambini. e no non so quale sia il nome. ma lo cercherò ancora. e alla fine verrà fuori tutto. perchè alla fine a ma cara Maier non mi ha convinto. ci sono ancora cose che vanno chiarite. e no, per me, non sei sto fenomeno, ma vai studiato.

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